Il Mediatore

Il ponte dimenticato tra anima e corpo

Il Mediatore – Giovanna Ungaro di Montejaisi

Dimensione aurica

Provvede a mediare l’interazione individuo/mondo e distribuisce le energie necessarie al sistema endocrino.  E’ contitolare di emozioni e volontà. Ne fanno parte chakra, cordoni di connessione, kundalini, nadi e livelli.

Come la vita sul pianeta è permessa dall’atmosfera, così l’esistenza in un corpo è consentita da un involucro di energia: entrambi i filtri, con le dovute differenze, mediano le energie in arrivo… e in partenza.
Il campo aurico alla nascita si avvale solo del settimo livello (motivo per cui i neonati sembrano essere luminosi anche nella penombra), mentre i tre strati inferiori (aura-filtro, mai divulgata prima) sono formati dai legami che s’instaurano nei primi anni con la propria materia fisica, con  la madre e col padre.
Le esperienze iniziali del bambino andrebbero a costituire la trama-base di ogni atteggiamento futuro col proprio corpo, con le emozioni e col pensiero; come un abito di note e di accordi che risuoneranno allo stesso tipo di esperienza (o di sofferenza) vissuta nella fase della formazione. O che la richiameranno.

I chakra sono dei vortici che  distribuiscono l’energia dell’ambiente a ghiandole endocrine e organi. Poiché tutto è energia, anche sguardi, pensieri e parole, di tutto arriverà: un chakra efficiente servirebbe ad attutire l’impatto.
A chi sia dotato di chiaroveggenza (come accadde ai sette rishi indiani che li codificarono migliaia di anni fa e come capita attualmente a sempre più persone) essi appaiono, di fronte come una ruota che gira (in sanscrito chakra significa appunto ruota, ma anche strada) e di profilo come un cono (gelato).
Nel bambino i chakra vanno formandosi poco a poco, sotto il flusso delle esperienze; all’inizio sono privi di protezione e con la radice corta; lo sviluppo comporterà la formazione dei filtri (uno per ogni livello dell’aura), l’allungarsi della radice  e il collegamento con il chakra posteriore.
Per questo un giorno bisognerà sommare alla formazione e alle reazioni del sistema  organico anche quella di alcune componenti sottili. E potrà risultare tanto naturale quanto utile.
I chakra principali sono sette: 1° e 7° sono singoli, l’inferiore nell’area perineale a raccogliere le energie del globo, e il superiore, dall’apice della testa, quelle cosmiche; gli altri invece sono appaiati, uno sul davanti e uno sul dietro della kundalini, in cui dovrebbero andare ad inserirsi col tempo; non è detto però che succeda, perché la giunzione (alla kundalini e tra loro) non è automatica come lo sviluppo delle ossa! Si realizza  solo a seguito dell’impegno nel migliorarsi. La mancata apertura del cuore dei chakra appanna la percezione del reale, come se uno avesse un velo sugli occhi (il “velo di Maya” della tradizione indiana).
Come fanno i chakra maggiori a fornire un’energia adeguata ad apparati diversi come ad esempio gonadi e ipofisi? Grazie al diverso numero di vortici interni (simboleggiati dal numero di petali del fiore di loto)! La diversa frequenza di ogni chakra è traducibile in un colore,  rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, viola e bianco (visibili solo al 2° livello aurico) e/o in una delle note musicali do, re, mi fa, sol, la, si.
I vortici dovrebbero avere lo stesso dinamismo del respiro. Se i polmoni non si dilatano l’individuo muore; se i chakra si arrestano non si corre lo stesso rischio, ma possono risentirne equilibrio endocrino e nervoso, emotività e capacità volitiva.
Infatti la reattività alle emozioni  dipenderebbe dai chakra anteriori e l’intensità della volontà da quelli posteriori.
Un chakra per essere efficiente deve ruotare in senso orario; ogni alterazione del moto (antiorario, intermittente, sovra o sottodimensionato, turbolento, bloccato, instabile ecc) o della struttura (sfatto, floscio, scollegato ecc) avrà effetti (e riscontri) precisi a livello psicologico: essere socievoli ed oggettivi o scontrosi e soggettivi, operosi oppure apatici risente molto della situazione aurica.
Non si usa ancora dire “essere aperti all’altro o chiusi in se stessi”? E’ un eco di quando il metacorpo non era stato ancora dimenticato.

Le nadi sono esili canali non fisiologici che convogliano nella kundalini le energie di risulta di ghiandole endocrine, plessi nervosi e organi;  insistono solo per un breve tratto intorno al cuore dei chakra (e per questo furono paragonate alle radici del fiore di loto).

I cordoni di connessione sono linee di energia che collegano i chakra di individui in relazione (genitori e figli, marito e moglie, maestro e allievo, amici, compagni di lavoro)
I cordoni con persone di sesso femminile vanno ad innestarsi nella parte sinistra del chakra e quelli con individui di sesso maschile nella parte destra.
Nell’ambito della famiglia, tra amanti o amici, oppure in tutti i casi di interazione vivace e non effimera, i cordoni s’innestano nei tre chakra inferiori e nel 4°, se questo è ricettivo, cioè aperto; mentre nella fase iniziale di una nuova conoscenza tendono a inserirsi nel 3° chakra anteriore.
Nei chakra posteriori invece sono innestati quelli che ho denominato cordoni storici in quanto… portatori di storia! Essi ci collegherebbero ad esseri che abbiamo conosciuto precedentemente e portano registrati in sé i ricordi basilari di quell’incontro (o scontro).
Da posteriori diventeranno anteriori qualora la persona connessa rientri nella nostra vita. Anche da questo deriverebbero certe reazioni di immediata intimità o di istintiva repulsione con individui appena incontrati.
Vi sembra improbabile?  Non dovrebbe, perché il sistema-metacorpo  rientra nelle leggi del mondo subatomico e non in quelle del mondo meccanico e pertanto  risente delle caratteristiche non locali e non temporali tipiche dell’intrecciamento o entanglement. Cioè? Due elettroni una volta uniti resteranno uniti per sempre, qualsiasi sia la distanza che li separa. Non  accadrà l’analogo anche a due persone, che di elettroni sono composte?! Agli antipodi o vicine, vive o morte, la differenza non sussiste… in termini sottili.
I cordoni di connessione funzionano anche come radiofari, per guidare l’anima sia nella discesa incarnativa (si tenderebbe a scendere a gruppi, cioè a ritrovarsi insieme attraverso la catena delle vite, anche se in ruoli diversi), sia verso l’incontro karmico indispensabile per sciogliere un certo vincolo o per confermare una certa promessa.
Se chi patisce la solitudine (senza vivere nella tundra) si rendesse conto di quante interazioni potenziali lo avviluppano, si rifugerebbe meno nei social network.

I livelli di frequenza (o corpi sottili, o corpi aurici, o corpi energetici, o strati) sono quelle fasce di energia, a diversa vibrazione, che insieme ai chakra formano l’aura.
Ognuno di essi è associato ad uno dei chakra maggiori ed è come “un luogo” dove sperimentare un preciso stato psicologico e dove vengono raccolte esperienze, informazioni e conoscenze che divengono accessibili (sia dal singolo che dal terapeuta) quando si sappia raggiungere la frequenza in cui sono registrate.                           Pensate a dei file di memoria depositati in più archivi: nel cervello, nelle cellule, nelle vertebre e nei corpi sottili.
Ogni livello aurico vibra ad una frequenza più alta di quello inferiore, è  attraversato da una estesa rete di sottili filamenti luminescenti ed è alimentato dal corrispondente chakra maggiore. Questa continua immissione li rende pulsanti e mutevoli (se nelle condizioni ottimali; il che raramente succede).
Nel loro insieme formano un ovoide di energia fluttuante intorno ad ogni essere (l’aura); i più facili ad essere percepiti -alle debite condizioni- sono i primi due strati, che non hanno la forma ad uovo, ma che accompagnano i contorni del corpo come un mantello.
Livelli e chakra riflettono in contemporanea il vissuto emotivo dell’individuo, qualsiasi sia la maschera adottata!
Siete sereni? Innamorati? Incolleriti? Gelosi? Fingete? Dato che ogni “sentire” ha la propria vibrazione,  questa potrà essere colta sotto l’aspetto colore, o forma, odore, pensiero, suono, immagine ecc a seconda della percezione più sviluppata.
Anche in tal caso certi modi di dire (verde di bile, giallo di invidia, rosso d’ira, mi sento al settimo cielo, mi sento giù, sono sfasato) deriverebbero dal linguaggio di quando, lontano nel tempo, la visione sottile era ancora diffusa.
I livelli coesistono e interagiscono, ma nel contempo sono distinti dalla loro stessa vibrazione; se aveste difficoltà a immaginarvelo, usate la canna per innaffiare il giardino e diffondete il getto dando le spalle al sole: vedrete come il colore in sé definisce fluidamente zone successive, pur senza alcuna linea di delimitazione.
Livelli alti. I livelli aurici nella norma sono sette ma, con l’evoluzione, possono superare i venti. Dall’ottavo in poi essi non dipendono più dai chakra, ma risentono direttamente dei flussi di energia che uno sviluppo armonico riesce a porre in espansione con l’Oltre.
A chi raggiunga (e mantenga nel quotidiano) un livello vibratorio elevato viene naturale porsi al servizio dell’umanità o della terra, o sentire responsabilità verso la sofferenza.
Poiché il campo aurico reagisce alle qualità individuali, sarà tanto più carico ed esteso tanto maggiore l’evoluzione spirituale raggiunta. Una grande anima può davvero abbracciare il mondo.
La kundalini è un canale che unisce 1° a 7° chakra e, quando attivato e fluente, permette uno stato di benessere psico/fisico. La sua efficienza dipende dalle qualità dell’anima e dall’evoluzione del singolo. E per evoluzione si intende il tendere al positivo, altrimenti si chiama involuzione.
Il termine kundalini risale all’India vedica (e sembra equivalere al Tchrong Mo dei taoisti), ma le spiegazioni pervenute  sembrano una concentrazione di più tramandi in uno.
Per la mia esperienza, essa consiste in una doppia linea di energia che scorre nella parte più esterna dell’asse psichico: al momento della nascita un primo flusso scende dal 7° chakra verso il 1° e lì.. aspetta che il neonato cominci a ricevere, grazie al rapporto fisico e affettivo con la mamma, le energie della Terra, l’altra madre.
Innescato il contatto, il flusso comincerà a muoversi tra i due vertici; il resto avverrà coi suoi, variabili, tempi.
Le energie terrene captate dal 1° e quelle cosmiche riversate dal 7° dovrebbero miscelarsi nel 4° chakra, non per nulla definito un tempo “ponte del cuore”; le altre saranno elaborate da chakra e nadi a seconda dello sviluppo, della mobilità e della condizione degli stessi: laboriosità ed apatia dipenderebbero dal dinamismo o dalla stagnazione della dimensione aurica!
Sarebbe il lavoro di metabolizzazione svolto dai chakra, quello di miscelazione svolto dal 4° chakra e quello di distribuzione caratteristico della kundalini a veicolare ed influenzare ogni esperienza! Quanto comprovato dalle scienze mediche avverrebbe… un passo dopo. Il che comporta che, in futuro, i soggetti in difficoltà potrebbero essere aiutati… un passo prima.

ASSE PSICHICO
Sino ad oggi chi si occupava dei corpi sottili ha considerato la kundalini come l’unico canale centrale di carica. No, la kundalini è solo una delle quattro linee energetiche che compongono l’Asse psichico (con buona probabilità il sushumna indiano, di cui però erano state perse le specifiche).
E’ come un canale senza pareti parallelo alla colonna vertebrale, con all’interno quattro circuiti concentrici.
Canale senza pareti? Certo, in fisica più la vibrazione è alta, più il velo di energia diviene impenetrabile alle energie inferiori; pertanto quando ogni linea vibra a una frequenza diversa non c’è bisogno di guaine di separazione tra l’una e l’altra. Non si tratta di condotte d’acqua..
All’esterno dell’asse psichico si incontra prima la kundalini -a frequenza inferiore- poi la linea harica, quindi il circuito interno dell’arco matrice ed infine il filum argenteum, qualora riattivato.
Non è quanto divulgato sinora e invito chi fondasse ogni intervento sull’esistenza della sola kundalini a tenerne conto.
Appartiene ad una “linea di massima probabilità” che, un domani, la lettura dell’asse psichico, data la sua importanza nell’anatomia del metacorpo, divenga la base di ogni intervento su di esso.
Su di esso lavorano già, indirettamente, tutti quei terapeuti che privilegiano un lavoro sulla spina dorsale, scelta che ha dimostrato, soprattutto in osteopatia, di ottenere risultati addirittura superiori alle aspettative; non per niente il midollo spinale è l’interfaccia fisica delle potenti energie che scorrono nell’asse psichico.




Dal blog

0 commenti

Posta un commento