Il Mediatore

Il ponte dimenticato tra anima e corpo

Il Mediatore – Giovanna Ungaro di Montejaisi

Dimensione dell'arco matrice

Premetto che di questa dimensione nessuno ha mai parlato nei tempi moderni. L’arco matrice è l’apparato tramite cui l’anima agirebbe prima sull’embrione – partecipando alla sua formazione nel periodo della gravidanza – e poi sull’individuo, vivificandone  sistema neurovegetativo e attività cerebrale. Ne fanno parte arco matrice,  nimbus, thor e miriadi di sottostrutture.

Arco Matrice
L’arco matrice di fronte sembra un arco sfolgorante che incornicia la parte superiore del corpo, dove si “inserisce” all’altezza delle ginocchia. Da esso si diparte una fittissima rete di filamenti spiraliformi, i thor che, attraversato il quinto livello matrice, si collegano all’organismo, fatta eccezione per l’area cranica (vi dopo). Per esemplificare l’ho schizzato nell’intero, assemblando vari settori, ma esso non risulta visibile nel suo insieme.L’arco matrice è alquanto complesso e differenziato, per questo accennerò solo ad alcune delle sue componenti.

Il flusso della matrice
Sarebbe formato dall’intreccio di tre energie particol ari che andrebbero  stabilizzandosi, senza mai miscelarsi, tra concepimento e nascita; la sua composizione resterebbe uguale per tutta l’esistenza e sarebbe dotato di un movimento incessante, ma a velocità differenziate.
Ne farebbero parte:
- l’energia cosmica proveniente dall’universo e fissata all’atto del concepimento (di conseguenza risentirebbe del dove e del quando l’incarnazione è stata avviata).
- l’energia tellurica prodotta dalla terra e assorbita all’uscita del bambino dall’utero -quando anima, metacorpo e corpo si fondono- (pertanto risentirebbe del luogo in cui si nasce)
- l’energia del nulla
La nostra reattività a influssi astrali (derivanti dalla posizione di pianeti e stelle o dal passaggio dei corpi cosmici), a situazioni ambientali e climatiche o alla lontananza “da casa” deriverebbe da un fenomeno di risonanza,  reso possibile dall’esserne intimamente improntati.Se uno strumento non avesse corde o tasti intonati alla scala musicale non potrebbe entrare in risonanza con il “la”.  Sarebbe giusto un ciocco di legno. Tutto ciò doveva essere ben noto a quegli antichi studiosi che seppero codificare nell’astrologia un quadro (zodiacale) tanto aderente ad ogni temperamento natale, con le sue qualità e difetti (con buona pace di chi oggi demonizza un’antica scienza, invece di focalizzare le critiche su quanti la utilizzano male).

Circuito interno
Dal ginocchio in su il circuito interno dell’arco matrice scorre “come internamente” lungo la coscia; nella zona perineale, in corrispondenza del coccige, entra nell’asse psichico quale terza linea interna alla kundalini e alla linea harica; arrivato all’altezza della stella nucleo sembra avvolgersi fittamente intorno ad essa (immaginatevi una spirale di luce che si allarga a inglobare una sfera luminosa e che nel contempo ne è inglobata).
Superata la stella nucleo le tre linee risalgono fino al cuore alto, che sembrano circondare con una bolla. Arrivato all’altezza della gola, il circuito interno sembra lasciare l’asse psichico per diffondersi (non so trovare un termine più aderente) intorno alla testa: si tratta del nimbus. Aggirata l’area cranica, il flusso rientra all’altezza del 5° chakra nel canale energetico principale, da dove segue un percorso simmetrico a quello di andata, con uscita dal ginocchio sinistro e ricongiungimento alla linea madre.

Il nimbus
Per nimbus designo quella componente della dimensione matrice che contorna la testa lasciando il viso scoperto e nella quale viene ininterrottamente riversata energia sottile dai thor.

I thor sono dei filamenti spiraleggianti che raccordano la dimensione della matrice a quella fisica, depotenziando man mano l’energia che trasportano; arrivati al nimbus vi si attestano, senza superarlo. In tal modo verrebbe garantito un controllo centralizzato, grazie al quale l’erogazione di energia può essere potenziata o depotenziata secondo necessità.

E qui viene il bello.


Il nimbus, sotto il controllo esclusivo dell’anima, provvederebbe a:

-erogare l’energia necessaria al funzionamento dell’attività razionale
- rendere il cervello capace di ricevere il pensiero animico, cioè pensieri non da esso formulati
- riequilibrare le energie necessarie al corpo fisico in caso di ferite
- compensare, temporaneamente, alcune funzioni del cervello quando esse siano state danneggiate e stimolare l’attivazione di altre
- permettere alla struttura  cerebrale di esprimere le facoltà animiche.
Tutto questo ha notevoli implicazioni, un po’ lontane dal modo di pensare attuale.
Proporre che il nimbus consenta al cervello di ricevere il pensiero dell’anima indica

1) che questa non avrebbe bisogno delle strutture encefaliche per pensare
2) che  esisterebbero due tipi di pensiero, uno volto al perenne e pertanto atemporale e uno al transitorio (come sostenevano alcuni filosofi medievali).
Il nostro cervello sarebbe predisposto sia per formulare pensieri e progetti legati alle esigenze materiali, sia per raccogliere, elaborare ed integrare il pensiero (e i consigli) espressi dall’anima a monte di ogni operazione razionale!
Il nimbus sarebbe il ponte che unisce anima a mente, consapevolezza superiore a razionalità; il cosiddetto terzo incomodo in quel rapporto mente-cervello cui si stanno dedicando tanti filosofi e neuroscienziati nell’ambito del dibattito sulla coscienza.
Superare questa  separazione transitoria sarebbe il banco di prova di ogni esistenza umana.
Ma soprattutto
3) Se il pensiero animico non necessita delle strutture cerebrali,  chi di queste è privato (come persone in coma, o fardellate di handicap) potrebbe avere un vissuto incredibilmente intenso su di un livello sinora ignorato.

“Tramite le molteplici funzioni assolte dal nimbus verrebbe data alla persona che non ricupererà nel fisico, ma il cui tempo di vita non sia finito, la possibilità di recupero su altri livelli; se uno non può più muoversi, ma pensa di farlo, vivrebbe in sé questa esperienza. Prima o poi l’uomo riuscirà a ricordare che esistono altri modi di esperire la vita, modi che possono non avvalersi della sola fisicità..”

E ancora… Sarebbe l’azione integrativa del nimbus a rendere possibili plasticità e riprogrammazione dell’area cerebrale danneggiata e tale azione sarebbe proporzionale… al livello di crescita interiore ed al grado di unitarietà raggiunto.
Una volta “accreditate” esistenza e funzioni di quanto sopra descritto, potrebbero derivarne ripercussioni importanti in vari campi del sapere, specialmente sulla bioetica e sull’antropologia della salute.




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