Il Mediatore

Il ponte dimenticato tra anima e corpo

Il Mediatore – Giovanna Ungaro di Montejaisi

Dimensione harica

La dimensione harica mantiene coese le varie componenti del metacorpo; stabilizza l’individuo e reagisce all’intenzione. Ne fanno parte linea harica, punto di individuazione, cuore alto e tan tien. La sua conoscenza potrà essere di grandissimo aiuto a chi soffre poiché il suo posizionamento riflette un atteggiamento psicologico/esperienziale (nel medio periodo) su cui si può intervenire con una certa facilità.
La linea harica appare come una linea di luce azzurrata nella quale scorrono due flussi paralleli: uno discendente, portatore di energie cosmiche ed uno ascendente, depositariodi quelle terrestri (analogamente la kundalini, che però appartiene a una dimensione inferiore); la dimensione harica reagisce nell’arco dei mesi all’intenzione espressa o inespressa (mentre la dimensione aurica risponde alle emozioni nell’immediato) e si sposta dalla posizione centrale con la stessa facilità di un modulo lunare all’accendersi di un ugello.
Aggressività o soggezione, depressione o determinazione, eccesso di responsabilità o tendenza a delegare e quant’altro sono leggibili dalle posizioni assunte dalla linea harica, tante quante sono possibili… in un angolo giro!!
La facilità con cui la linea harica si sposta e la sua elasticità permettono di intervenire sulle fantasiose configurazioni che può assumere. Applicarlo all’interno di una terapia potrà riuscire di grande aiuto alle scienze psicologiche, perché potrà contribuire a individuare e a rimuovere alcuni ostacoli in tempi più brevi.
Nella condizione ottimale, cioè in corrispondenza di una retta intenzione, la linea harica è assiale a corpo e metacorpo e passa attraverso tre punti principali.
Il punto di individuazione é come un piccolo cono semi-trasparente, che sovrasta l’individuo a 70/80 cm sopra il cranio, con la punta rivolta verso l’alto (pensate a un imbuto rovesciato). Attraverso di esso passa l’energia che ci regge, “ciò con cui saremmo come cardati”.
E’ anche il luogo dove ci si ristora durante una vera meditazione o dove ci si rifugia nei momenti del dolore. Può inclinarsi, ostruirsi o capovolgersi a seguito dei vissuti di morte o del rifiuto pervicace di tutto ciò che é trascendente.
Il cuore alto assomiglia ad uno sferoide in corrispondenza dello sterno; è collegato alla ghiandola del timo, tramite la quale può agire sul sistema immunitario. Lo si sperimenta anche senza conoscerne l’esistenza: è il sollievo del respiro profondo, dopo che un peso è stato tolto dal cuore, o “quella voce priva di suoni” che si fa sentire nei momenti più difficili dell’esistenza, oppure quell’inverosimile frullo d’ali nel petto, quando un’attesa si realizza insperatamente…
Cuore alto come archivio dati – Il cuore alto comincia a formarsi all’atto del concepimento secondo gli estremi del “patto di incarnazione”, di cui conserverebbe in memoria i passaggi salienti. Quali? Gli scopi da conseguire e le direzioni da seguire per realizzarli; quanto da ripianare ed il motivo di incontri o di accadimenti di cui si farebbe volentieri a meno…
Questo sottintende che c’è un destino? No, vorrebbe suggerire che c’è un Disegno, regolato dall’armonia e dall’equità, cui possiamo aderire o che possiamo respingere, progetto di un’anima che ha il metacorpo come mediatore ed alleato.
Nel cuore alto risiede il nostro desiderio spirituale e le nostre aspettative più profonde, cui non bisognerebbe mai rinunciare, perché sarebbero precise, motivate e… avverabili. Confuse però dall’oblio e dall’invadenza delle esigenze indotte.
Cuore alto come valvola di sfogo – I ricordi depositati nel cuore alto servirebbero a motivare alcuni dei traumi accumulati ieri e… l’altro ieri. Ad un certo passaggio della vita la pressione in essi contenuta può rendere il cuore alto, anche se ignoto come un tempo l’atomo, improvvisamente sensibile: potreste avvertirlo come un’oppressione del respiro, o una dolenza sotto lo sterno, o un irrigidirsi, apparentemente non motivato da eccessi di fitness, nelle articolazioni degli arti superiori. Questo (ed altro) indicano che sarebbe arrivato il momento di lasciare andare qualche peso! A quel punto, in presenza di una acquisita consapevolezza, di un aiuto terapeutico o di uno spontanea riconciliazione con il proprio passato, il cuore alto potrà agire come la valvola di un sistema sotto pressione e lasciarlo scaricare. Altrimenti una malattia potrebbe essere alla soglia.
Il tan-tien è il terzo punto di aggancio (principale) della linea harica, situato appena sotto l’ombelico: da millenni gli orientali lo ritengono il centro gravitazionale del corpo, la sede della potenza harica, l’origine del movimento fisico e il fulcro delle energie captate dalla terra. Alla visione chiaroveggente appare come un ovoide di dimensione variabile da persona a persona; quando efficiente è rosso dorato. Se attraversato da una linea harica tesa, il tan tien diviene fonte di vitalità e di energia terapeutica, in quanto immagazzina la forza resa disponibile dalla terra come se fosse carburante per il motore.  Carburante con additivo.




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